
DossierIl sito
Chi cura questo archivio
Chi cura Dossier Thriller lo fa sotto il nome di Marc Dufort, lo pseudonimo con cui pubblica due collane di thriller militari. L’archivio nasce da un problema concreto: in italiano non c’è un posto dove sapere quali volumi di una serie siano stati tradotti e in quale ordine leggerli.
Chi cura l’archivio
Il sito è curato e firmato da Marc Dufort. È un progetto editoriale indipendente, non legato ad alcuna casa editrice, e nasce dalla frequentazione da lettore del thriller militare e di spionaggio. Il lavoro consiste nel mettere ordine: raccogliere gli autori, ricostruire le serie divise per generi, stabilire l’ordine di lettura, segnalare che cosa è arrivato in italiano e che cosa no.
Dietro la firma c’è una scelta dichiarata: chi cura l’archivio pubblica anche due proprie collane di thriller militari, ed è giusto che il lettore lo sappia fin dall’inizio. Questa pagina esiste proprio per rendere trasparente il punto di vista da cui il sito è costruito, senza fingere un’oggettività assoluta e senza nascondere gli interessi in gioco.
Il metodo
I dati bibliografici – titolo originale, anno, editore italiano, traduttore, numero nella serie – vengono verificati su fonti editoriali: IBS, i siti degli editori, l’OPAC SBN delle biblioteche. Non si ricostruiscono a memoria. Quando un dato non è confermato da una fonte, la casella resta vuota: meglio un’informazione mancante che una data sbagliata ripetuta su decine di pagine. Le schede non riprendono sinossi o quarte di copertina degli editori, che vengono riscritte da zero, e non usano le copertine altrui come materiale grafico del sito.
Lo stesso criterio vale per l’ordine di lettura, che è la parte più delicata del lavoro. Alcune serie sono uscite in italiano in una sequenza diversa da quella originale, oppure con qualche volume mai tradotto: in questi casi la scheda indica l’ordine di pubblicazione originale e segnala i vuoti, invece di far finta che la serie italiana sia completa. La verifica non è un passaggio fatto una volta sola, ma un controllo che si ripete ogni volta che un dato viene aggiornato.
Che cosa il sito dichiara di non sapere
Un archivio onesto dichiara i propri limiti. Alcune numerazioni di serie sono incerte perché le edizioni italiane hanno seguito un ordine diverso dall’originale; alcune traduzioni sono fuori catalogo e difficili da confermare; alcuni autori hanno titoli sparsi fra editori diversi. Dove la fonte manca, il sito lo segnala invece di colmare il vuoto con un’ipotesi. Il sito è nuovo e non finge una storia che non ha: nessun numero di visitatori, nessun premio, nessuna redazione inventata.
Come si sostiene
Le fonti di ricavo sono due, dichiarate apertamente e tenute separate. La prima è l’affiliazione Amazon sui titoli di altri autori catalogati e recensiti: quando un lettore acquista tramite quei link, il sito riceve una piccola commissione, senza alcun sovrapprezzo per chi compra; il meccanismo è spiegato per esteso nel disclaimer di affiliazione. La seconda è la vendita dei romanzi scritti da chi cura l’archivio, raccolti nella vetrina in fondo alla pagina. Le due cose non si mescolano: i romanzi propri non entrano nel catalogo, non compaiono in classifiche, confronti o consigli di lettura, e non ricevono recensioni presentate come giudizi indipendenti.
Che cosa il sito non è
Dossier Thriller non è collegato ad alcuna forza armata, servizio di informazione o editore. Non rappresenta enti, non parla per conto di nessuno e non ha accesso a fonti riservate. È il lavoro di catalogazione di un lettore competente, niente di più e niente di meno. Le opinioni espresse nelle schede sono giudizi di lettura, non verità ufficiali, e restano aperte alla correzione: dove un lettore segnala un errore documentato, la scheda viene aggiornata. Un archivio serio si misura anche dalla disponibilità a rivedere le proprie voci.