
DossierLegione Straniera
Legione Straniera nella Prima guerra mondiale
Nel settembre 1915, in Champagne, un giovane scrittore svizzero perse il braccio destro combattendo con la Legione Straniera: si chiamava Blaise Cendrars, e la sua storia dice più di ogni statistica che cosa fu la Legione Straniera nella Prima guerra mondiale. Un corpo di volontari stranieri accorsi a difendere una Francia che non era la loro, e che pagarono quella scelta a carissimo prezzo.
Il 1914 dei volontari stranieri
Quando la guerra scoppiò, nell'estate del 1914, migliaia di stranieri che vivevano in Francia si presentarono per arruolarsi. Non erano cittadini francesi e non avevano alcun obbligo di combattere: lo fecero per scelta, per legame con il paese che li ospitava o per ideale. La Legione, il corpo storicamente destinato agli stranieri, fu il loro naturale punto di raccolta. Le fonti istituzionali della Legione parlano di un ordine di grandezza attorno ai trentamila stranieri arruolati nel corso del conflitto, da un numero amplissimo di nazionalità: una cifra da prendere come stima, non come censimento, ma che rende l'idea di un fenomeno di massa.
Fu un afflusso di volti nuovi che cambiò la fisionomia del reparto. Accanto ai legionari di carriera arrivarono intellettuali, artisti, esuli politici, gente comune di mezza Europa e non solo. Molti non avevano mai imparato un mestiere delle armi, e vennero gettati in una guerra industriale che non somigliava a nulla di ciò che la Legione aveva conosciuto nei deserti coloniali. Il prezzo fu spaventoso, e proprio la sproporzione fra l'entusiasmo della partenza e la realtà delle trincee è ciò che rende questa pagina così densa di materia narrativa.
Chi erano, quei volontari? Le fonti della Legione parlano di decine di nazionalità diverse: italiani, russi, polacchi, cechi, americani, svizzeri, spagnoli, e ancora esuli e apolidi dell'Europa orientale. Per molti di loro la Francia era il paese che li aveva accolti dopo una fuga o un esilio, e arruolarsi era un modo di ripagare quel debito; per altri contava l'ideale repubblicano o l'avversione agli imperi centrali. Qualunque fosse la ragione, un gesto li accomunava: mettere la propria vita al servizio di una bandiera non ricevuta alla nascita, ma scelta da adulti. È esattamente il nucleo che, in tempo di pace, definisce la Legione, portato però all'estremo di una guerra totale.
Il RMLE e i suoi scrittori-soldati
Sul piano militare il reparto simbolo della Legione nella Grande Guerra fu il RMLE, il Reggimento di marcia della Legione Straniera, costituito nel novembre 1915 dalla fusione di più formazioni. Divenne un'unità d'assalto e uno dei reggimenti più decorati dell'esercito francese: le sue tradizioni sarebbero poi passate ad altri reparti della Legione. Conviene la prudenza su un punto: la palma di "reggimento più decorato" viene attribuita in modi diversi dalle fonti, per cui la formula sicura è "uno dei più decorati", senza superlativi assoluti.
La particolarità di questa Legione, però, sta nei nomi. Con il RMLE e i reparti di marcia combatterono alcune figure che la letteratura e la poesia avrebbero reso celebri. Blaise Cendrars, ferito in Champagne nel 1915, trasse dalla propria mutilazione uno dei suoi libri, La mano mozza. Il poeta americano Alan Seeger, volontario a Parigi, cadde il 4 luglio 1916 a Belloy-en-Santerre, sul fronte della Somme, e lasciò una poesia che sarebbe diventata famosa, I Have a Rendezvous with Death. E ci fu un intero reparto di volontari italiani, in gran parte di area garibaldina, inquadrato nel 1914 sotto il comando di Peppino Garibaldi, nipote dell'Eroe dei due mondi: fra le sue file caddero due dei fratelli Garibaldi, e il reparto fu sciolto nel 1915, quando l'ingresso in guerra dell'Italia rese naturale il rientro dei suoi uomini.
Il valore militare del RMLE non fu solo simbolico. Il reggimento accumulò un numero altissimo di citazioni e onorificenze e fu tra i primi a fregiarsi della fourragère, il cordone che segnalava le decorazioni collettive. Combatté sui grandi campi di battaglia del fronte occidentale — l'Artois e la Champagne nel 1915, la Somme nel 1916, e le offensive degli ultimi due anni di guerra — pagando ogni volta un prezzo di sangue proporzionato alla sua fama di reparto d'assalto. Citare quei nomi di battaglia basta e avanza: il dettaglio tattico appartiene ai manuali, non a un articolo che vuole spiegare a un lettore di romanzi che cosa quella guerra significò per la Legione.
Come compare nei romanzi
La Legione della Grande Guerra ha un aggancio letterario forte, ma quasi tutto fuori dal catalogo italiano di questo sito. Le pagine di Cendrars e i versi di Seeger nascono direttamente da quell'esperienza, eppure non figurano fra i titoli di thriller militare e di spionaggio catalogati qui: vanno nominati, non linkati a schede che non esistono. È un'assenza che, ancora una volta, dice al lettore dove cercare.
Per l'esperienza della guerra di trincea, il terreno giusto nel catalogo è il romanzo di guerra, e in particolare due autori che la Grande Guerra l'hanno raccontata da dentro: Erich Maria Remarque, la voce per eccellenza del soldato del 1914-18, e Emilio Lussu, che di quella guerra mostrò l'assurdità dal punto di vista di chi la combatté. Non parlano della Legione, ma parlano della stessa trincea in cui i suoi volontari morirono, ed è lì che il lettore ritroverà il loro mondo.
C'è, in questa mancanza, anche una lezione sul mercato editoriale italiano: la Grande Guerra è raccontata soprattutto attraverso i suoi grandi testimoni nazionali, non attraverso l'esperienza dei volontari stranieri di Francia. Il lettore che voglia avvicinare quella vicenda specifica dovrà passare dai testi di Cendrars e Seeger, spesso fuori catalogo o disponibili solo in edizioni datate. Segnalarlo non è un limite dell'archivio, ma il suo compito: dire con precisione dove il tema vive e dove, invece, resta scoperto.
Resta però un aggancio che il lettore italiano può cogliere subito: la presenza dei volontari garibaldini rende questa pagina anche una storia italiana, un capitolo poco noto in cui uomini venuti dall'Italia morirono in Francia sotto una bandiera francese. È il genere di dettaglio che un archivio ha il compito di illuminare, perché lega una vicenda lontana alla memoria del lettore e trasforma una scheda di storia militare in un invito alla lettura. Chi parte da qui ritroverà, nei romanzi di guerra del catalogo, l'eco di quelle stesse trincee, anche se raccontate da altre voci.
Che cosa non è documentato
Attorno alla Legione del 1914-18 circolano cifre e superlativi da maneggiare con cautela. Il numero dei volontari stranieri, spesso dato come trentamila tondi, è una stima istituzionale e non un dato censuario: meglio presentarlo come ordine di grandezza. Anche il primato di reparto "più decorato" va attribuito con prudenza, perché le fonti lo assegnano in modi diversi fra il RMLE e le unità che ne ereditarono le tradizioni. Restano invece solidi i fatti umani: che stranieri di ogni provenienza si arruolarono per la Francia, che molti di loro erano artisti e intellettuali, e che il conto delle perdite fu altissimo. Su questa pagina, il rischio non è inventare eroismi, ma gonfiarli con numeri troppo precisi. La storia della Legione del 1914-18 è già abbastanza straordinaria nei suoi fatti verificati — i volontari accorsi da mezzo mondo, gli scrittori mutilati, le trincee — da non aver bisogno di essere abbellita: ogni cifra tonda di troppo rischia solo di renderla meno credibile agli occhi di un lettore attento.
Approfondimenti
A monte, l'Ottocento coloniale che aveva forgiato il reparto è nelle schede Legione Straniera in Algeria nell'Ottocento e spedizione francese in Messico. A valle, la tragedia successiva porta alla Seconda guerra mondiale e al suo episodio più celebre, Bir Hakeim. Il quadro d'insieme è nella scheda indice, richiamata in cima alla pagina.
Perché tanti stranieri si arruolarono nella Legione nel 1914?
Perché non essendo cittadini francesi non avevano obbligo di leva, ma vollero combattere per la Francia che li ospitava: la Legione, corpo destinato agli stranieri, ne fu il punto di raccolta.
Chi furono gli scrittori-soldati della Legione nella Grande Guerra?
Fra i più noti, lo scrittore Blaise Cendrars, che vi perse il braccio destro nel 1915, e il poeta americano Alan Seeger, caduto sulla Somme nel 1916. Combatté anche un reparto di volontari italiani garibaldini.
Che cos'era il RMLE?
Il Reggimento di marcia della Legione Straniera, costituito nel 1915: unità d'assalto e uno dei reparti più decorati dell'esercito francese nella Prima guerra mondiale.
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